Federazione Italiana Korfball (F.I.K.)

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Lo spirito italiano del Korfball
di Domenico Bencivenga (Presidente della Federazione Italiana Korfball)

Ogni sport che si rispetti nasce con dei precisi obiettivi: permettere ad una moltitudine di persone, di varie nazioni e di vari continenti, di incontrarsi, di confrontarsi, per la vittoria. Ma la pura vittoria può anche non essere l'essenza determinante dei nostri obiettivi, perché ognuno di noi ha un concetto particolare di vittoria. Il concetto di vittoria che anima lo spirito del Korfball italiano è il partecipare, l'esserci, perché nel momento in cui ci si identifica in un contesto nel quale noi crediamo, ci si sente appagati. La vittoria e la sconfitta, o il pareggio, diventano "inevitabilmente inevitabili" conseguenze dell'atto del partecipare e questi responsi del campo vanno accettati nella massima serenità possibile. La cultura dello sport è accettare l'inevitabile. Il Korfball è giunto finalmente qui da noi, da circa due anni, in Italia, ed il fatto che sia approdato nella nostra penisola dopo circa quasi cento anni dalla sua nascita in Olanda (per merito del maestro olandese, Nico Broekhuysen) fa comunque capire che prima o poi doveva accadere. La vittoria del Korfball è che la "pallacesto orange" venga praticato in tutte le scuole, in tutte le città e che si crei una base solida, dove per base solida si intendano i cosiddetti sportivi dilettanti. Non è la Serie A, ma sono le categorie dilettantistiche ed il settore giovanile la vera forza trainante di uno sport, è lì che si crea la cultura, intesa come conoscenza del gioco, della pratica sportiva, in questo caso specifico del Korfball. La bellezza del Korfball è la consapevolezza che esiste uno sport dove uomini e donne sono accomunati in un obiettivo comune, il partecipare, insieme, con gli stessi diritti e gli stessi doveri: è questa la nuova frontiera. Una frontiera che i popoli del nord e dell'est Europa e nazioni sportivamente importanti come l'India, l'Australia ed il Sud Africa, tanto per citare alcuni esempi pratici di altri continenti, hanno già riconosciuto. La pratica del Korfball in Italia ci permette di entrare in un panorama sportivomondiale di assoluto spessore, ci eleva ad una cultura sportiva completa, con i due mondi, quello maschile e quello femminile, che finalmente si incontrano, per capirsi, per crescere, per migliorarsi. In Italia sono stati fatti passi da gigante, dalle classi separate in maschi ed in femmine nelle scuole, alle donne che entrano prima nel mondo del lavoro manuale e poi in quello dirigenziale: da adesso anche in quello sportivo, alla pari. Sono rimasto piacevolmente impressionato, da quando è stata fondata la Federazione Italiana Korfball, dal fatto che gli uomini hanno risposto con incredibile entusiasmo e cercato di coinvolgere sin da subito le donne, ma soprattutto le donne hanno risposto nella giusta maniera e mostrando una notevole dose di positiva curiosità. Il Korfball è stata disciplina dimostrativa olimpica alle Olimpiadi di Anversa (Belgio) nel 1920 e durante questa manifestazione furono invitati tutti i giornalisti presenti per promuovere questo sport. Un cronista italiano, inviato del Littorio (il "padre" del Corriere dello Sport/Stadio) riportò un suo parere, decisamente molto personale, e riferendo che questo sport non avrebbe mai preso piede in Italia. Siamo nel periodo fascista, il fascio spingeva per il suo sport, la volata (che andò incontro ad un repentino declino così come repentina fu la sua ascesa iniziale): a distanza di anni, con le moderne tecnologie, internet, si è ritornati a conoscenza di questo sport che si pratica in tutti e cinque i continenti e che continua a vivere, proprio perché il suo spirito è profondo, è radicato a valori internazionali di assoluto spessore e la vera scommessa è l'affermare che gli italiani e le italiane sono maturi e pronti per affrontare insieme la "partita" del Korfball, lo sport dei fidanzati, lo sport di tutti, lo sport che permette (grazie ad un regolamento assolutamente innovativo ed attuale, nonostante la sua ultra centenaria storia), anche a chi non ha molti centimetri, di poter giocare e di poter autodeterminarsi.